“Face 2 Face” con Samuele Buoncompagni, il 3° numero della rubrica sportiva

Terzo appuntamento con la rubrica sportiva del Lunedi “Face 2 Face”, insieme a Samuele Buoncompagni che nelle ultime due stagioni sportive ha svolto il ruolo di Allenatore/giocatore dell’UPD Santa Croce calcio. Il nome di Samuele Buoncompagni, nell’immaginario comune dei sostenitori biancazzurri, viene associato alla bandiera del Santa Croce, non solo per la lunga militanza, ma, soprattutto per la grande fedeltà alla società capitanata da Marco Agnello. Il giocatore calatino, infatti, fra addii e ritorni, ha accumulato parecchie stagioni in maglia biancazzurra e nelle ultime tre ha pure ricoperto il ruolo di allenatore. Buoncompagni, nella sua lunga carriera ha vestito le maglie di Caltagirone, Enna, Nissa, Valguarnera e Nicosia, ma, la società a cui è stato più fedele è stata quella del Santa Croce. Nella città camarinense, Buoncompagni, infatti, ha trovato il suo ambiente ideale e con la maglia del Santa Croce, sia da giocatore che da allenatore, ha conquistato la storica promozione in Eccellenza e la Finale di Coppa Italia Promozione.

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Calatino ma con tanti anni di militanza nel Santa Croce, fatti di addii e di ritorni, sia da giocatore che da allenatore. Cosa ti ha legato maggiormente a questa maglia dopo tante battaglie? “Nella mia vita calcistica ho avuto la fortuna di militare in numerose società sportive, e sinceramente non tutte hanno quella serietà, correttezza e sopratutto sportività che ormai da anni contradistingue il S.Croce. La mia militanza in questa società da ben 6 anni (3 da calciatore e 3 da allen/giocat) ne è l’esempio di come ti affezioni a questa gente.”

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Nonostante la società non avesse tra gli obiettivi minimi il salto di categoria hai sfiorato per ben 3 stagioni la promozione in Eccellenza come allenatore/giocatore, perdendo con i tuoi compagni prima una semifinale di Coppa Italia nel 2012, poi una finale di Coppa Italia nel 2014 e infine una semifinale play-off nel 2015. Cosa è mancato secondo te per realizzare quello che poteva essere un traguardo sportivo sorprendente per S.Croce? “Da tecnico non posso che essere soddisfatto per quello che ho fatto in 3 anni. Alla mia prima esperienza portai il S.croce da terzultimo in classifica a 4 punti dai play off e in semifinale di coppa contro il più quotato Bagheria che poi alla fine vinse. Poi l’anno scorso ci ritrovammo a fare la finale di coppa e quest’anno i Play off. Con qualche rincalzo in più e sicuramente un po di fortuna avremmo vinto…Ma nulla da rimproverare alla società che anzi nel loro piccolo ha fatto tanti sforzi.”

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Le tue caratteristiche da giocatore sono sempre state difensive ma ti sei sempre distinto per i tanti gol realizzati. Qual è stato il gol che ti è rimasto più impresso con la maglia del S.Croce e che difficilmente scorderai mai? “Ho avuto sempre quel pallino di ritagliare gli articoli dai giornali quando facevo gol. L’anno scorso mi venne il cruccio di contarli e ne contai 72 che per un difensore non è male, Col S.Croce ne ho fatti tanti e anche importanti come quello di Giarre l’anno scorso in coppa, ma il più bello è sicuramente quello sul neutro di Licata sempre in coppa su un calcio di punizione dalle 3/4, staccai di testa dalla lunetta dell’area e il pallone si infilò all’incrocio.”

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Difensore di spessore ma quest’anno poche presenze e tanto spazio a giovani difensori come Dimartino e Ragusa entrambi classe 96 e sotto la tua ala. Pensi che questi due ragazzi, su cui la società sembra puntare molto, siano pronti al definitivo “passaggio di consegne”? “Quest’anno ho preferito seguire la squadra dalla panchina seppur sempre pronto ad entrare qualora ce ne fosse stato bisogno proprio per dare spazio ai giovani che fisicamente stavano meglio di me. RAGUSA E DI MARTINO sono dei giovani sicuramente promettenti, seri, volenterosi e con tanta voglia di crescere calcisticamente. Ho cercato di insegnare loro i trucchi del mestiere e devo dire che hanno fatto passi da gigante. Nonostante ciò parliamo sempre di giovani di 18 anni con tutti i nessi della loro età. Mi ha colpito tanto il gesto di uno di loro 2 che a fine campionato mi disse:Grazie Mister!, una riconoscenza che mi inorgoglisce molto.”

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All’età di 37 anni cosa ti aspetti dall’ immediato futuro? Pensi di avere ancora gli stimoli giusti per continuare a fare l’atleta accoppiando il ruolo da allenatore? Oppure stai ponderando l’idea di appendere le scarpette? “Nell’immediato futuro cercherò e spererò di allenare ancora, sempre seguendo la squadra dalla panchina ed entrare se necessario, ovviamente finchè il fisico me lo permetterà.”

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Alla fine di questa stagione chi è stato il giocatore che ti ha impressionato di più da avversario e che suggeriresti al Santa Croce la prossima stagione? “Quest’ anno a dir il vero è stato un bel campionato di promozione con le prime 8 squadre che potevano fare l’Eccellenza ad occhi chiusi. Ne ho visti di giocatori forti ma per una questione di vicinanza a S.Croce suggerirei Alma del Gela.”

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La città di Caltagirone ha una storia calcistica importante eppure anche dalle tue parti il calcio sembra in difficoltà come nella provincia di Ragusa in cui ad emergere sono le società che hanno avuto il coraggio di ripartire da zero. Come pensi che possa ripartire il calcio nel ragusano per tornare a calcare palcoscenici importanti? “Ormai la crisi anche nel calcio è risaputa. I campionati ogni anno sono falsati da squadre che in corso d’opera decidono di abbandonare. Ci sono allenatori che pur di allenare ti portano soldi, purtroppo è un calcio malato. Anche a Caltagirone c’è tanta difficoltà a fare calcio ma penso che così come nel ragusano solo una società con le basi forti e attorniata da persone che non curano i propri interessi ma bensì quelli della società stessa può sperare di calcare palcoscenici che contano.”.

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FABIO FICHERA

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