Parla l’EX fantasista del Santa Croce, Emiliano Quintana!

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Continua la rubrica “CignoEX” lanciata da updsantacroce.com! Dopo aver coinvolto nomi importanti come l’ex allenatore del Santa Croce Andrea Di Giacomo, gli ex calciatori biancoazzurri Carmelo BonarrigoMarco BasileNiko StambolliuAngelo LamiDaniele RizzoVincenzo MorminaMaurizio Nassi , Peppe Nasello, Saro Russo, l’ex dirigente Antonio Cappello, oggi è il turno di un giovane ragazzo rimasto nei cuori dei tanti tifosi biancoazzurri. Ha esordito con la maglia del Santa Croce giovanissimo ed ha subito “stregato” tutti con le sue giocate da fuoriclasse deliziando i palati calcistici più fini. Nato in Argentina ma cresciuto a Santa Croce, il suo nome è Emiliano Quintana!! Con lui abbiamo fatto “3 chiacchiere”:

Ciao Emiliano, raccontaci la tua avventura al Santa Croce, eri giovanissimo. Cosa ti spinse a vestire la maglia biancoazzurra?
“Ciao a tutti, vi ringrazio innanzitutto del pensiero. Credo che per ogni giocatore, vestire la maglia della propria città sia un onore, indipendentemente dalla categoria. Quando indossavo la maglia del cigno avvertivo una certa responsabilità: correre, sudare e lottare diventavano obblighi a cui non volevi e potevi sottrarti. Certo, a volte i risultati venivano meno, ma fa parte del gioco. In quegli anni ero molto giovane, le distrazioni a quella età erano tante e la sfida più difficile era mantenere una certa rigidità mentale, rimanere concentrato. Ricordo che non era semplice essere costanti e continui. I sacrifici, le rinunce erano inevitabili. Di conseguenza, come in ogni storia, ci sono stati periodi tranquilli e momenti difficoltosi, ma sono sempre riuscito a rimanere a galla con l’aiuto e la fiducia del team. Ripenso al mio primo anno di prima squadra, in cui il passaggio dalla juniores non si rivelò facile in termini di adattamento. Erano due ambienti diversi e sotto quest’aspetto mi son trovato impreparato, quindi ho subito il colpo. Ero ancora un novellino. Tuttavia, dopo un po’ di partite che ci portarono in bassa classifica, siamo riusciti a risollevarci insieme, ottenere la salvezza insieme e a sfiorare i play-off insieme. È stato un anno sperimentale, educativo e costruttivo. Tra il secondo e il terzo anno ci fu una crescita progressiva del gruppo e arrivammo a giocare la finale di Coppa Italia a Sancataldo contro il Mussomeli. La vittoria significava il passaggio in Eccellenza ma abbiamo perso. È stata la mia ultima partita con il Santa Croce e la malasorte mi fece abbandonare il campo già nel primo tempo a causa di un infortunio. “È il Calcio”, tipica frase consolatoria, molte volte difficile da accettare. Ma più di ogni altra cosa, durante quest’esperienza ho avuto la possibilità, ma soprattutto la fortuna, di crescere tra persone care, umili, genuine e disponibili, e non mi riferisco solo ai compagni di squadra e ai vari allenatori, ma anche alla dirigenza, ai magazzinieri che si sono susseguiti negli anni, al medico massaggiatore e ai sostenitori. Facevamo tutti parte di una famiglia coesa, di un ambiente sereno, che è essenziale in una società calcistica.”


(di seguito una breve intervista del 2012)

 

Qual è il ricordo più bello che conservi con questa gloriosa maglia?
“Scelta ardua, conservo tanti bei ricordi ma, come ho accennato previamente, il primo anno siamo riusciti a risollevarci da una situazione critica e molto difficile. La soddisfazione per noi è stata grandissima. L’intesa con Peppe Brugaletta era fantastica, Peppe Sferrazza, Samuel Buoncompagni, Totò Iurato e Marco Basile formavano la nostra muraglia e come se non bastasse segnavano anche goal decisivi, Santino Di Vita e Totò Incardona facevano faville e il resto non era da meno. Riuscire ad arrivare dove siamo arrivati è stata più di una vittoria per noi.”


 

Cosa ti manca di più del Kennedy? Cosa fai oggi nella vita? Ti rivedremo un giorno di nuovo in campo?
“Del Kennedy mi mancano le piccole cose: mi manca il rumore dei tacchetti degli scarpini che battono sul cemento prima di entrare in campo, l’odore del prato, il tè caldo che ci attendeva a fine partita nello spogliatoio, mi manca sentire quella agitazione che accompagnavano i momenti prima della partita e quel fischio d’inizio che aveva il potere di convertirla in divertimento, e paradossalmente, mi mancano anche le urla del mister furibondo quando tentavo un dribbling inutile.”

“In questo momento sto completando l’ultimo anno di Laurea Magistrale in Ingegneria della Produzione Industriale a Torino. Non so se un giorno tornerò in campo, me lo chiedo spesso anche io e la risposta rimane sempre un’incognita. Dipende da tanti fattori. Cerco sempre di ritagliarmi un po’ di spazio per giocare a calcio o a calcetto ma sono conscio del fatto che, nonostante la mia passione innata, tornare su un campo di calcio sarà molto difficile.”

“Colgo l’occasione per mandare un saluto a tutta Santa Croce e alle squadre dell’UPD Santa Croce di Mister Lucenti e all’Atletico Santa Croce dei Mister Michele Santoro e Gianluca Licitra che in questi ultimi anni hanno fatto passi da giganti. Continuate così e in bocca al lupo! Forse Santa Croce, sempre!”. 

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